Dicembre 2025, Venezia, non lontano dalle Fondamenta della Misericordia, a Cannaregio. Ero lì per prendere visione di un appartamentino ereditato da una lontana prozia. Salite le tre rampe di scale piuttosto buie, mi ritrovai in un locale non piccolo e molto luminoso grazie a due grandi finestre disposte ad angolo e orientate a sud.A parte una poltrona che aveva visto tempi migliori, l’unico arredamento era costituito da bianche scaffalature interamente occupate da vecchi volumi, disposti secondo criteri che, così a prima vista, mi apparvero poco decifrabili.Mi accomodai nella poltrona e cominciai ad osservare quell’incredibile quantità di libri, molti dei quali notai essere in lingua inglese. La maggior parte dei volumi appariva un po’ consunta, come denunciavano le legature allentate e le pagine acidificate.Cominciai a maneggiare quei libri e, progressivamente, iniziai a percepire sempre più la loro fisicità quasi fossero materia plasmabile a cui dare forma, mentre gli strati di carta tra le mie mani sembravano esplodere e fluire, come se il libro tornasse ad essere legno. Via via i fogli si trasformavano per creare narrazioni visive, in cui le parole perdevano il loro significato lineare per assumerne uno spaziale, disegnando ora irregolari sovrapposizioni ora sculture caotiche ora evanescenti “impossibili” architetture.Non mi potei fermare fino a che non fui convinto che ogni scaffale avesse raggiunto una sua nuova sospesa armonia.A questo punto mi bloccai ed iniziai ad osservare il risultato di tutto questo mio febbrile operare. Mi colpì, in quell’insieme di forme e di cromie, una sorta di ordine seducente, interamente pervaso da uno spiccato dinamismo. In quel caos apparente, sembravano nascondersi la pazienza, la meticolosità e la spiritualità proprie di un atto creativo, frutto non di un’azione lineare, ma di una specie di movimento instabile e inaspettato tra impalpabile ricordo e concreta materia che, combinandosi variamente, avevano contribuito a far rivivere la materia-libro in una nuova forma estetica.Desiderai trattenere per me quella visione e subito fermai sul sensore della mia fotocamera quel breve attimo.
December 2025, Venice, not far from the Fondamenta della Misericordia, in Cannaregio. I was there to inspect a small apartment inherited from a distant great-aunt.After climbing three flights of rather dark stairs, I found myself in a room that was not small and very bright thanks to two large corner windows facing south.Apart from an armchair that had seen better days, the only furniture consisted of white shelves filled with old volumes, arranged in a pattern that, at first glance, seemed hard to decipher.I settled into the armchair and began to examine the incredible quantity of books, many of which I noticed were in English. Most of the volumes looked a bit worn, as evidenced by the loose bindings and acid-stained pages.I began to handle those books and, gradually, I began to perceive their physicality more and more, as if they were malleable material to be shaped, while the layers of paper in my hands seemed to explode and flow, as if the book were turning back into wood. Little by little, the sheets transformed to create visual narratives, in which the words lost their linear meaning to take on a spatial one, drawing irregular overlaps, chaotic sculptures, or evanescent “impossible” architectures.I couldn’t stop until I was convinced that each shelf had achieved its own new, suspended harmony.At this point, I stopped and began to observe the result of all my feverish work. I was struck, in that ensemble of shapes and colors, by a sort of seductive order, entirely imbued with a marked dynamism. In that apparent chaos, the patience, meticulousness, and spirituality of a creative act seemed to be hidden, the fruit not of a linear action, but of a kind of unstable and unexpected movement between impalpable memory and concrete matter. These, in various combinations, had helped revive the book-material in a new aesthetic form. I wanted to hold onto that vision for myself, and I immediately captured that brief moment on my camera’s sensor.


















